Europa in cerca di risorse: Il futuro finanziario dei Ventisette

Mai come in questo periodo i Ventisette sono concentrati sul loro futuro finanziario. In ritardo rispetto alle altre grandi potenze mondiali, l’Europa deve trovare denaro fresco per affrontare i grandi cambiamenti degli ultimi anni, politici ed economici. Lo sguardo corre alla transizione ambientale, ma soprattutto al riarmo a cui sono costretti i paesi membri dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e di ricorrenti focolai internazionali.

Riuniti qui a Gent, nelle Fiandre belghe, per una due-giorni di incontri, i ministri delle Finanze avranno oggi, sabato 24 febbraio, uno scambio di opinioni con Mario Draghi, l’ex presidente della Banca centrale europea, incaricato di preparare un rapporto sulla competitività dell’economia europea. Parlando alla stampa prima dell’incontro, l’economista ha messo in luce la necessità per l’Europa di effettuare enormi investimenti nel prossimo futuro. “Si sono verificati molti cambiamenti profondi negli ultimi anni (…) Questi cambiamenti hanno una varietà di conseguenze, una delle quali è chiara: dovremo investire un enorme ammontare di risorse in un tempo relativamente breve, in Europa”, ha spiegato l’ex banchiere centrale. “La discussione di oggi serve a sapere che cosa pensano i ministri delle Finanze e come si stanno preparando a finanziare queste necessità di investimento. Non penso solo a risorse pubbliche, ma anche ai risparmi privati”.

La presa di posizione di Mario Draghi è giunta mentre i Ventisette vorrebbero completare il mercato unico anche in campo finanziario. La questione è annosa perché mette a confronto sensibilità nazionali diverse. Provocatorio, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha proposto una cooperazione volontaria tra i paesi membri, pur di mettere in moto una agognata unione dei mercati dei capitali.

La Germania è fredda: teme una segmentazione del mercato e possibili arbitraggi da parte delle istituzioni bancarie. Ciò detto, tutti sono d’accordo sul fatto che il contesto impone ai paesi membri di fare maggiore uso del risparmio privato. Da un lato aumentano le spese, dall’altro il debito pubblico deve essere ridotto. Secondo il governo francese, il risparmio europeo ammontava alla fine del 2021 a 35mila miliardi di euro. Circa un terzo di questo risparmio rimane sui conti bancari invece di essere investito, rispetto a una quota inferiore al 15% negli Stati Uniti.

C’è di più. Il mercato finanziario americano vale circa il 220% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, mentre il mercato finanziario europeo vale appena l’80% del prodotto interno lordo europeo. Parlando a margine degli incontri a Gent, l’attuale presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha stimato che il raggiungimento dei soli obiettivi climatici del 2040 richiederà investimenti per 800 miliardi di euro all’anno dal 2031 in poi.

Il report chiesto a Draghi dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen è dedicato alla competitività europea. Dovrebbe essere pubblicato dopo il voto europeo di inizio giugno. Se fatto proprio dai paesi membri dovrebbe diventare materia per la prossima legislatura. Nel frattempo, un'altra relazione dovrebbe essere resa pubblica in primavera: quella attribuita a un altro esponente politico italiano, Enrico Letta, questa volta dedicata al futuro del mercato unico.

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